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Viaggio in Madagascar - Max


Perinet e Panganales

La strada che percorriamo è la Route National 2, una delle più importanti del Madagascar, che mette in comunicazione la capitale con la città di Tamatave sulla costa est, il porto più importante del paese. La strada è quindi molto trafficata specialmente da grossi autotreni carichi di container, ma almeno è una strada a due corsie ben asfaltata e può essere paragonata ad una nostra provinciale.

Attraversiamo l’altopiano molto popolato, ricco di risaie e di cave di mattoni. La strada procede tortuosa in molti tratti parallela alla vecchia strada ferrata ormai in disuso. Giungiamo nella serata ad Andasibe, nel parco nazionale del Perinet, e troviamo alloggio nello splendido Vakona Lodge, un gruppo di bungalow molto confortevoli che circondano un edificio centrale con ristorante (favoloso il camino circolare) il tutto collocato in un’idilliaca valletta con tanto di laghetto.

Qui il livello della struttura non teme paragoni con i nostri riferimenti europei ad un prezzo notevolmente inferiore: meno della metà di quanto spenderemmo in Italia.

La mattina di buon ora ci svegliamo avvolti dalla nebbia: nel Perinet l’umidità è altissima, piove quasi tutti i giorni e la temperatura nella notte in agosto scende sotto i 10 gradi, tuttavia noi non incontreremo la pioggia. Prima del sorgere del sole siamo all’ingresso del parco e dopo pochi minuti entriamo alla ricerca delle famiglie di lemuri: questa è la riserva dell’Indri-indri, il lemure più grande del Madagascar, arriva a 80 cm di lunghezza, vive in gruppi familiari poco numerosi e non scende quasi mai dagli alberi. Poco dopo sentiamo il suo richiamo lamentoso e fortissimo: si può udire da chilometri di distanza! Trascorriamo più di tre ore nella foresta pluviale ed oltre agli Indri-indri incontriamo famiglie di Lemur Fulvus Fulvus, camaleonti, gechi, ed anche un boa addormentato sotto un cespuglio. Anche la vegetazione lussureggiante merita una nota; siamo circondati da alberi di palissandro, felci arboree alte diversi metri, euphorbie e palme del viaggiatore mentre felci ed altre epifite vivono aggrappate ai tronchi degli alberi e grandi liane penzolano dai rami: una foresta vera e propria. Nel pomeriggio visitiamo l’isola dei lemuri una piccola riserva costruita all’interno del Vakona, dove incontriamo ancora i Sifaka.

Dopo i lemuri tocca ai coccodrilli: ce ne sono moltissimi che vivono in un lago verde tra la vegetazione apparentemente liberi di muoversi a loro piacimento. In una gabbia di 30 mq. incontriamo anche una coppia di Fossa, il rarissimo felino endemico del Madagascar che ormai vive in libertà solo nelle zone pi remote dell’isola, in altre gabbie uccelli, camaleonti e boa. La mattina del 22 agosto ci vede di nuovo in partenza con il nostro minibus in direzione est verso i canali del Panganales. Mentre la strada scende dagli altipiani verso le pianure dell’est, la vegetazione delle foreste pluviali cede il passo alle palme del viaggiatore, alle coltivazioni di banane e a quelle di canna da zucchero. Il clima si fa più dolce e dopo una sosta nel paese di Analamazaotra (impronunciabile!) per comprare la frutta attraversiamo Brikaville e raggiungiamo Manambato sulle rive del lago costiero. Ci stanno aspettando per iniziare l’escursione dei canali: con una barca a motore percorriamo il lago ed entriamo nel canale circondato dalla vegetazione palustre. Questi canali, fatti costruire dai coloni francesi, un tempo permettevano alle imbarcazioni di navigare da Tamatave lungo la costa verso sud per 650 Km costituendo una via di comunicazione semplice ed efficace al riparo delle impetuose onde dell’oceano; oggi solo una parte di questi canali sono ancora navigabili. Raggiungiamo la piccola riserva di Ankany’ny Nofy dove ci aspettano ancora lemuri, per la gioia di Laura! Ma questi sono molto addomesticati ed il custode con i suoi rumorosi richiami e soprattutto l’offerta di alcune banane li fa avvicinare moltissimo, addirittura ci saltano sulle spalle!

Non è esattamente quello che ci aspettavamo da una riserva, ma la prossimità degli animali ci consente di realizzare bellissimi ritratti fotografici. Riprendiamo la barca e ci fermiamo a visitare un villaggio locale che sorge tra il canale e l’oceano, proprio sul percorso della vecchia ferrovia, alcuni malgasci hanno fatto diventare la loro casa un vagone abbandonato sui binari! Oltre la sottile striscia di terra le onde dell’oceano indiano, s’infrangono sul litorale sabbioso nella luce del tramonto. Torniamo ai bungalow, semplici ma confortevoli dell’Acacia Hotel: nonostante le esperienze dei nostri predecessori narrino di serpenti avvolti attorno al tubo della doccia, di rettili neanche l’ombra! Passeggiata notturna sulla finissima sabbia del lago e di mattino siamo pronti per ritornare verso Tana. Il viaggio di circa 300 km c’impegna per tutta la giornata interrotto solo dalla sosta nella cittadina di Moramanga, molto animata in quanto importante crocevia stradale.

Abbiamo modo di acquistare ed assaggiare nuova frutta a noi ancora sconosciuta: Il Finésse o Job-fruit, una specie di grosso melone verde con la scorza spessa e butterata, contiene grossi semi e cartilagini biancastre molto dolci e fibrose, che sono la parte commestibile; ed il pom-canelle, un frutto più piccolo verde e sferico contenente una polpa bianca morbida come uno yogurt, il cui sapore ricorda vagamente il caco.

Al nostro arrivo Tanà è già immersa nell’oscurità della sera, ceniamo al Sakamanga, simpatico ristorante del centro, molto amato dai giovani malgasci e dai turisti e ci spostiamo all’albergo in zona aeroporto, pronti per il volo di domani che ci porterà a Diego Suarez.