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Viaggio in Madagascar - Max



La cittadina di Fort Dauphin (si chiama Toloagnaro in lingua malgascia) è piccola con strade sterrate e piene di buche. Lungo alcune vie si respira quell’aria colonial-decadente che spesso ricorre nei paesi che hanno subito una recente dominazione: ville notevoli per strutture architettoniche e dimensioni sono abbandonate all’usura del tempo, e giardini una volta curati da mani esperte sono lasciati in balia della rigogliosa vegetazione tropicale che in breve li rende selvaggi come frammenti di foresta. La vegetazione è ovunque spettacolare: il clima caldo e umido ne permette uno sviluppo notevole, oltretutto esistono molte specie endemiche come la Palma Triangolare che cresce solamente in questa zona del Madagascar e vegetali tropicali come le Nepenthes, piante carnivore che si nutrono d’insetti. Uscendo dalla città sulla statale che porta verso Tulear osserviamo le bellissime e verdi risaie ricavate da terrazzamenti anche molto piccoli, che garantiscono la sussistenza agricola di questo paese economicamente povero ma ricchissimo di risorse naturali. Credo che in nessun paese come nel Madagascar si possa comprendere in pratica il significato della parola ‘biodiversità’: la gran diversità di specie animali e vegetali specializzate a vivere nelle differenti regioni del paese, dalle più umide foreste della costa est, alle zone desertiche subtropicali del sud ovest.

Tutto questo noi lo abbiamo potuto osservare e vivere direttamente. Il giorno di Ferragosto partiamo da Fort Dauphin, accompagnati dalla nostra guida locale Alfonso e da un autista a bordo del pick-up che ci porterà a Faux Cap, promontorio all’estremo sud dell’isola-continente.

Il primo tratto di strada asfaltato si riempie di buche tanto più ci si allontana da Fort Dauphin. La strada sale verso l’ingresso del parco d’Andohahela, con i Lemuri Catta che ci attraversano la strada, mentre è visibile un intero costone della montagna ricoperto dalla Palma Drieda. Proseguendo oltre il clima e conseguentemente la vegetazione cambia rapidamente: spostandosi verso ovest si riduce l’effetto dei venti oceanici carichi di pioggia, il clima si fa più arido e la foresta pluviale si trasforma rapidamente in foresta spinosa, la tipica vegetazione del Sud Ovest. Nella zona attorno alla cittadina d’Amboasary attraversiamo immense piantagioni di Sisal, pianta della famiglia dell’agave di cui sono utilizzate le fibre per la costruzione di corde, cesti, e manufatti artigianali.

La strada perde ogni traccia d’asfalto per diventare una pista sabbiosa a volte difficile da percorrere al di fuori dei ‘binari’ artificiali tracciati dalle ruote dei rari veicoli. La vegetazione si adatta sempre più al clima arido, le piante spinose, didieracee ed euforbie sono intercalate da rari ma splendidi baobab.

Arriviamo dunque a Tsiombè, cittadina sperduta nella pianura ricoperta di foresta spinosa, lasciamo la Route National 13 e percorriamo gli ultimi 40 km che ci separano da Faux Cap dove arriviamo al tramonto. Da Faux Cap lo sguardo verso Sud è interrotto solo dalla singolare cintura di scogli che circonda la baia come a proteggerla dalle violente onde oceaniche: oltre quella barriera solo migliaia di miglia di oceano fino all’Antartide. Questa sensazione d’immensità unita al singolare isolamento dà alla località un fascino particolare. Qui in riva al mare un simpatico francese, sempre sorridente, ha costruito 5 bungalow piuttosto spartani ma confortevoli nei quali alloggiamo; e una montagna di aragoste pescate nella baia dal proprietario ci attende per cena!

Il mattino successivo abbiamo tempo per goderci la spiaggia ed il mare trasparente, mentre qualcuno riesce ad intravedere le balene che passano al largo della costa dirette forse verso S. Marie; ma a mezzogiorno ci tocca partire: le cinque ore abbondanti di viaggio che ci separano da Fort Dauphin devono essere percorse con la luce del sole, viaggiare con il buio può essere pericoloso vista la condizione delle strade. Torniamo quindi alle comodità del nostro Hotel Le Dauphin ed in tempo per farci l’ennesima scorpacciata d’aragoste da Chez Perlin, un ristorantino dalla cucina tanto buona quanto spartana ed informale.

La mattina successiva partiamo per un’escursione di due giorni nella laguna di Evatra e Lokaro. Dopo un’ora scarsa di navigazione nei canali giungiamo in prossimità di Evatra dove ci sistemiamo nei bungalow che ci ospiteranno per la notte: sono molto più spartani di quelli di Faux Cap, sono interamente costruiti con assi di legno, il tetto è di paglia e gli unici oggetti d’arredamento all’ interno sono i letti. I servizi sono in comune in una piccola costruzione in muratura ma… c’è pochissima acqua!

Non ce ne preoccupiamo troppo e dedichiamo la giornata all’esplorazione dei dintorni: attraversiamo il piccolo villaggio seguiti dai bambini che chiedono continuamente caramelle, penne e soldini, con un sorriso stampato sulla bocca. La vita nel villaggio è molto povera, si vede benissimo, tuttavia è un paese fortunato: la vicinanza del mare, molto pescoso, e lo sviluppo di un’agricoltura semplice non fa mancare il cibo alla gente di Evatra. Ci spostiamo dall’altra parte della baia attraversando un promontorio, il paesaggio è da mozzare il fiato: da un lato la laguna ed il villaggio si stendono ai nostri piedi circondati dalle palme, dall’altro lato la spiaggia battuta dalle lunghe onde dell’oceano blu e lontane alcune balene che transitano soffiando.

Raggiungiamo una spiaggia più riparata e facciamo il bagno, per tornarcene poi dopo pranzo a visitare la spiaggia battuta dalle onde nella quale nel mese di febbraio si è arenata una nave!

Il giorno successivo andiamo a piedi a Lokaro, sono circa cinque chilometri, ma passano in fretta percorrendo una spiaggia lunghissima ed assolutamente deserta. Facciamo il bagno nelle cosiddette piscine di Lokaro, un tratto di mare protetto da scogli di scura roccia vulcanica, al ritorno lungo il sentiero fotografiamo un bellissimo cespuglio di Nephentes. L’ ambiente in questa zona è assolutamente naturale ed i segni dell’impatto umano sul territorio sono pressoché invisibili: niente strade, né ferrovie, né imbarcazioni a motore, quasi un paradiso terrestre.

L’ indomani 19 agosto, infatti, riprendiamo l’aereo per Tanà; dopo aver sbrigato un po’ di commissioni in città ed aver visitato alcuni mercati (Tana è piena di mercati!) per altri acquisti, partiamo in minibus nel primo pomeriggio in direzione della costa est.